Per la terza edizione, a cura di Ludovico Pratesi e Angela Tecce, AMACI ha chiamato l’artista Yuri Ancarani, che ha realizzato la scultura-video Bora (2015), presentata alla GAM di Torino a novembre 2015 e poi esposta nei musei AMACI secondo un programma itinerante.

Yuri Ancarani è un videoartista e film-maker che opera in continua commistione fra cinema documentario e arte contemporanea, per esplorare regioni poco visibili del quotidiano in una continua sfida personale in cui l’artista si immerge in prima persona.
Negli ultimi anni Ancarani ha raccolto un crescente consenso, con mostre in istituzioni prestigiose come l’Hammer Museum di Los Angeles, il Palais de Tokyo di Parigi, il MART di Rovereto, il Solomon Guggenheim Museum di New York, sino alla partecipazione alla 55° Biennale di Venezia nel 2011.

Bora è un progetto in progress avviato nel 2011 e che si determina come opera autonoma in quest’occasione – scrive Ludovico Pratesi in catalogo – Tutto sembra ruotare intorno all’instabile equilibrio tra suono e immagine, a quel particolare interesse dell’artista per situazioni “ai confini del visibile” (…). Un equilibrio che costituisce l’essenza di un lavoro come Bora, dove il paesaggio carsico della Val Rosandra – una riserva naturale tra il Friuli Venezia Giulia e la Slovenia – viene agitato dalla bora, un vento che soffia a 140 chilometri orari scuotendo e modellando quella natura rigida ed essenziale ripresa dall’artista con un’attenzione compositiva che rimanda ai dipinti di Caspar David Friederich e all’estetica romantica del sublime.”
Per quattro anni Bora è stato “interpretato” da diversi musicisti mentre il video veniva proiettato su grandi schermi durante i loro concerti. Nel 2015 il video ha subito un’evoluzione inaspettata diventando tutt’uno con un piccolo monitor Brionvega: l’integrazione tra il video e il monitor, che funziona senza cavi, lo trasforma in una scultura video a tutti gli effetti. “Dopo aver sperimentato la scala 1:1 attraverso i live, volevo che il lavoro diventasse un oggetto di piccole dimensioni e il più possibile autonomo”, spiega Yuri Ancarani.

Bora è un’opera anomala – suggerisce Angela Tecce – chi l’osserva è indotto a oscillare dall’impressione che sia sottilmente criptica a quella opposta, che sia invece limpidamente letterale; a interagire con una scultura “animata” e al contempo con un lavoro di videoarte. Infine, ci si abbandona al suono del vento che sembra scompigliarci i capelli mentre osserviamo il paesaggio che scorre sul televisore. Il senso estetico si disvela chiaramente, e come spesso accade la fruizione lascia il posto a una molteplicità di suggestioni, che contribuiscono a focalizzare l’interesse verso il punto di vista intorno al quale l’opera si struttura.”

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